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Contributi storici

Piccola mappa della resistenza romana all'Esquilino

L’8 setttembre del 1943, per voce del generale Badoglio, viene annunciata alla radio la resa dell’Italia. Roma, abbandonata a sè stessa senza indicazioni chiare sul che fare,  è il punto di passaggio delle truppe tedesche dalla Toscana (tramite l’Aurelia e la Cassia) e il Nord (tramite la Flaminia) verso il Sud. Escluso il passaggio del Tevere attraverso i ponti di città, rimane il ponte della Magliana. Formazioni isolate dell’esercito sostenute da cittadini tentano, per due disperate giornate, di impedirlo, ma sono respinte alla Montagnola, sulla via del Mare e ricacciate sulla via Ostiense, fino a Porta San Paolo e fino a Porta Maggiore...

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Pietro Benedetti

11 aprile 1944

Ai miei cari figli, quando voi potrete forse leggere questo doloroso foglio, miei cari e amati figli, forse io non sarò più fra i vivi. […]

Amatevi l'un l'altro, miei cari, […] amate lo studio e il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive.

Dell'amore per l'umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla.

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Gioacchino Gesmundo

6 ottobre 1935

6 ottobre 1935: questa è una lettera che in controluce ma anche in alcuni passi direttamente riflette il senso di oppressione relativo al contesto politico; Gesmundo ha 27 anni (insegna come supplente al Regio liceo scientifico Cavour di Roma) e scrive alla sorella maggiore Isabella:

“Gli è che esse [le sue lettere di cui Isabella lamentava la scarsa affettuosità] sono testimonianza severa e sconfortante dell’inaridimento della mia anima. Ho voluto, da qualche tempo,dare il bando ai miei sentimentalismi,disperdere ogni illusione, rendere mute le voci che pur sono espressive della parte migliore di me. 

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