Area Riservata

Il Nome utente e la Password ti vergono inviate per email al momento della tua iscrizione.
La password ti verrà ridata ogni anno al momento del tuo rinnovo.
Per problemi tecnici scrivi a: admin@anpiesquilino.it

Ricerca

Cassetto
Staffetta Partigiana

Staffetta Partigiana

Pedalata sui luoghi della memoria ...

Bella Ciao

Bella Ciao

canzone di lotta partigiana ...

Statuto

Statuto

Versione scaricabile e sfogliabile

Pietre di Inciampo &...

Pietre di Inciampo &...

Luoghi commemorativi nei rioni Equilino, Monti, Celio

Gioacchino Gesmundo

6 ottobre 1935

6 ottobre 1935: questa è una lettera che in controluce ma anche in alcuni passi direttamente riflette il senso di oppressione relativo al contesto politico; Gesmundo ha 27 anni (insegna come supplente al Regio liceo scientifico Cavour di Roma) e scrive alla sorella maggiore Isabella:

“Gli è che esse [le sue lettere di cui Isabella lamentava la scarsa affettuosità] sono testimonianza severa e sconfortante dell’inaridimento della mia anima. Ho voluto, da qualche tempo,dare il bando ai miei sentimentalismi,disperdere ogni illusione, rendere mute le voci che pur sono espressive della parte migliore di me. E ciò perché il mondo si è rivelato a me in tutta la sua tragica brutalità e non lascia vedere alcuna parte la luce di cui abbisogno.

Al dolore già compagno dell’adolescenza e della prima giovinezza e pur fonte di sane energie si è gradualmente sostituito un dolore più cupo,debilitante, muto…Sono sempre triste e terribilmente solo:non già per le condizioni materiali di vita, ma per tutta la mia vita, di cui la materialità è parte assai piccola.[…]Sono sferzato a sangue dalla morale dominante,che è in assoluta contraddizione con quella che si predica dai pulpiti e dalle cattedre; dal pensiero politico ispirante la pratica politica, che pur esso è in assoluta opposizione al concetto- da me posseduto- di cittadino, di Stato, di uomo. Cerca di comprendere senza costringermi a precisare. Ho mirato finora a potenziare la mia umanità, pensando che fosse questo il solo dovere di ogni essere umano, e vedo invece diuturnamente offesa in me e nell’enorme maggioranza dei miei simili la comune umanità; vedo dilapidato allegramente da una massa d’incoscienti o addirittura delinquenti il patrimonio d’idealità che l’umanità ha accumulato fino a ieri. Ho creduto che il “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio” fosse la norma più salda per discriminare, per distinguere gli obblighi del cittadino da quelli dell’uomo e constato invece che Dio vien dimenticato non pur da coloro che devono per necessità di cose esaltare gl’interessi terreni, ma anche da chi presume di essere intermediario fra l’uomo e Dio. Per tutto ciò soffro, per tutto ciò mi muovo digrignando i denti e adattando il più raramente possibile la maschera del sorriso al mio volto”.


8 agosto 1943

Dalla lettera a Paolo Aringoli, ex-allievo di Gioacchino Gesmundo al Regio  liceo scientifico Cavour di Roma

 8 agosto 1943

Mio caro Paolo,

e così ci siamo liberati dei baracconi della fiera fascista. Restano al completo tutti i giocolieri e tutti gli istrioni, e – quel che è più – resta l’abito di leggerezza così adatto al popolo italiano, impolitico per eccellenza. Nell’universale tripudio del 25-26 luglio era già dato di avvertire che gl’italiani si liberavano dei distintivi, delle tessere, dei fasci scolpiti e dipinti, ma non già delle tare ereditarie, aggravate da vent’anni di regime bestiale e idiota. In gran copia si manifestano personalismi e arrembaggi, e si ostentano i titoli delle benemerenze antifasciste e ci si affretta a precisare l’anzianità. […]

Auguriamoci che fra poco ognuno veda meglio quale sia il proprio dovere preciso.[…]

Oh la notte indimenticabile del 26 luglio! Le corse pazze, gli abbracciamenti,[…]i vetri rotti, le insegne strappate […]. Ho fatto il ragazzaccio dalle undici di sera alle sei del mattino, armato di un pezzo di attaccapanni rotto nell’anticamera del “Messaggero”, confuso fra ragazzacci veri e uomini maturi […], tra ufficiali di tutte le armi […] e tra operai desiderosi di menar le mani.[…] ricordavo le parole di Mameli “quando il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa, la sua folgore gli dà” e i segni del regime di ferro, di quello che aveva reso l’Italia blocco granitico, venivano dispersi e si liquefacevano[…] (Gioacchino Gesmundo, Lettere ai familiari (1930-1943), a cura di M.De Santis e R. Brucoli, Ed. Insieme,2007, Appendice,p.213)

 

(a cura di Virginia Tommasone; le sottolineature sono della curatrice)


freccia SX f54

 

DON PIETRO PAPPAGALLO

Don Pietro Pappagallo spaziodx

Una vita dedicata agli ultimi quella di don Pietro Pappagallo, in un'opera di assistenza materiale e spirituale che durò fino all'ultimo istante della sua vita, quando il 24 marzo del 1944 nella cella numero 13 del carcere di via Tasso a Roma, i nazisti lo prelevarono per portarlo sull'Ardeatina e fucilarlo vendicando in questo modo 33 militari dell'esercito tedesco uccisi il giorno precedente. Oggi è “Giusto tra le nazioni”, riconoscimento finora conferito a circa 22mila persone, fra cui poco più di 400 italiani, dalla Commissione costituita presso lo Yad Vashem di Gerusalemme, e che comporta l’iscrizione sul muro perimetrale del Memoriale dell’Olocausto e il conferimento di una medaglia e di una pergamena dallo Stato d’Israele ai suoi parenti.

È attiva dal maggio del 2009 la Sezione territoriale della Associazione Nazionale Partigiani d’Italia - A.N.P.I. – dei rioni ESQUILINO-MONTI-CELIO del I Municipio di Roma; la Sezione è stata intitolata a don Pietro Pappagallo, prete partigiano, ucciso dai nazisti alle Fosse Ardeatine. Essa costituisce un presidio di difesa democratica e di rafforzamento dei princìpi della nostra Costituzione repubblicana; inserita in un contesto territoriale, al centro della capitale, caratterizzato dalla presenza di luoghi e testimonianze della Resistenza a Roma quale, tra gli altri, il Museo della Liberazione di via Tasso, carcere dei torturatori nazisti, con cui è la Sezione collabora in stretta comunanza di intenti.

pioggia
Cari ragazzi, io a 17 anni e un mese con i partigiani ho visto nascere la democrazia, ora che sono vecchio devo vederla morire? La speranza siete voi, restiamo umani!
Don Andrea Gallo
Don Andrea Gallo - Prete di strada
Il fascismo non è un’opinione: è un crimine.



Sandro Pertini
Sandro Pertini - Presidente 1978-1985
Quando tra gli imbecilli ed i furbi si stabilisce una alleanza, state bene attenti che il fascismo è alle porte.

Leonardo Sciascia
Leonardo Sciascia - Scrittore
25 Aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita.
Enzo Biagi
Enzo Biagi - Giornalista
Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.


Bertolt Brecht
Bertolt Brecht - Drammaturgo e Poeta

CONTATTI

e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.