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Pietre Vive

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Roma, Via Licia 54. Un'epigrafe ricorda che qui visse il professor Gioacchino Gesmundo, qui fu arrestato per poi essere ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Davanti all'ingresso una pietra d'inciampo, a segnare il percorso della memoria. Fino a qualche mese fa c'era anche una corona che è stata oggetto di oltraggio da parte di ignoti. La pandemia non ha consentito di sanare immediatamente questo vuoto che per tutti noi è stata una ferita a cielo aperto ma anche un segno. Quella profanazione ci dice che c'è bisogno ancora di resistenza, di insegnare soprattutto ai più giovani il valore della memoria.

Così questa mattina, una rappresentanza di ANPI Roma e Terlizzi, con una cerimonia breve di poche persone, nel rispetto delle misure di sicurezza, ha deposto una nuova corona di alloro alla memoria, proprio là in via Licia 54. Solo pochi minuti sono bastati per ricordare l'impegno di Gioacchino Gesmundo, il professore emigrato da Terlizzi a Roma, come un altro martire delle Fosse Ardeatine, don Pietro Pappagallo. Il prete e il professore.  Il prete e il comunista. Legati da un comune impegno, da un rapporto di reciproca stima, da una stessa sorte oltre che da comuni origini.

Il legame indissolubile tra don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo è stato il filo conduttore di tutti gli interventi della giornata iniziata con un saluto di Maria Pia De Noia, in rappresentanza della sezione ANPI Gesmundo-Pappagallo di Terlizzi che non è potuta intervenire con tutta la delegazione, come era nei piani, a causa dei vincoli ai viaggi che questo particolare momento impone. Il ricordo di due punti di riferimento straordinari per tutta la comunità di Terlizzi ha ispirato anche la lettera che il nipote del professor Gesmundo ha voluto inviare per l'occasione.

"Due persone che per le varie situazioni economiche delle loro famiglie avevano abbandonato il loro paese natio Terlizzi per trasferirsi a Roma e potersi realizzare. Ebbero occasione di trovarsi a operare nello stesso quartiere a Roma Tor Vergata, alla Prenestina, popolato da immigrati ed emarginati in cerca di lavoro e fortuna". Così li ricorda Gioacchino Gesmundo, nipote del professor Gesmundo nel messaggio letto durante la deposizione. 

Sono intervenuti quindi Marina Pierlorenzi, Vice Presidente ANPI Roma, Carla Pergola, Presidente sezione ANPI Esquilino don Pietro Pappagallo, Fabio Pari, in rappresentanza delle sezioni Appio Spunticcia-Leonardi e Marturano-Medelina. Tre interventi appassionati che, nel ripercorrere gli episodi di vita del Professore, hanno enfatizzato soprattutto due aspetti: la necessità di investire nella formazione e il valore della memoria. Non è un caso che entrambi, il prete e il professore, fossero due formatori, due educatori. E via Licia 54 non era solo la casa del professor Gesmundo. Ma un vero e proprio centro culturale clandestino. Qui si stampava "di nascosto" l'Unità. Qui il professor Gesmundo teneva privatamente le sue lezioni o accoglieva gli studenti "per continuare la conversazione culturale sulla loro formazione, sul loro futuro, sul futuro dell'Italia a conclusione della guerra" ricorda suo nipote che suo zio non l'ha mai conosciuto se non dai ricordi di famiglia, dai film e dai libri sulla resistenza romana.

Sono tanti i ragazzi, i giovani che questa storia non la conoscono ancora e non possono che apprenderla dai ricordi, dai film, dai libri, dalla testimonianza di chi continua a tenere viva la memoria anche attraverso gesti simbolici come la cerimonia di questa mattina. Abbiamo tutti una grande responsabilità in tal senso. 

Ora in via Licia 54 c'è nuovamente una corona verde. Presto le sue foglie si seccheranno sotto il gelo dell'inverno imminente o bruciate dal sole che non manca di fare capolino tra le strade di Roma. Quello che non può succedere è che venga meno lo spirito di questi gesti simbolici e soprattutto l'impegno a tenere vivo il ricordo, l'insegnamento di chi è morto per non tradire i principi di uguaglianza e di solidarietà sociale cui si sono ispirati in vita.

Come hanno fatto Gioacchino Gesmundo e don Pietro Pappagallo.

 

a cura di Maria Pia De Noia


Sabato, 28 novembre 2020

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