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Viva il 25 Aprile!

BianiDomani, finalmente sarà il 25 aprile, la festa della Liberazione dal nazifascismo e, come tale, una festa che ha unito, unisce e unirà l'Italia repubblicana. Quest'anno capita in uno dei momenti più difficili della storia del Paese nel dopoguerra: con una grave pandemia che non è stata ancora abbattuta e mentre ad essa rischia di unirsi un altro virus, questa volta etico-politico: in molte città si nota un pericoloso ribollire di rigurgiti di fascismi vecchi nuovi, più o meno aggiornati.

Ha descritto bene lo stato dei fatti Emanuele Macaluso. Ha scritto: "C'è un miserabile tentativo di un gruppo di ex-fascisti che vorrebbero adesso cancellare il significato della celebrazione del 25 aprile". E qui l'anziano antifascista chiama in causa per nome e cognome: "La Russa, Rauti e Santanchè che hanno proposto di utlizzare la ricorrenza, non per ricordare la Resistenza e la liberazione dal fascismo, bensì per  onorare i morti di tutte le guerre, del coronavirus, non cantando Bella Ciao, ma la canzone del Piave". Il tutto , è sempre Macaluso a ricordarcelo, "mentre i fascisti che oggi circolano nel nostro Paese minacciano di morte il direttore (da ieri ex) di Repubblica Carlo Verdelli, reo di fare il suo mestiere in un giornale antifascista".

Se questo il quadro generale nel quale si colloca l'anniversario che festeggeremo domani, con la sobrietà imposta dalla pandemia, ma anche con l'intransigenza di chi non vuole mollare di un centimetro sul piano della lezione della storia, si comprende quanto importante sia l'appuntamento per cantare (chi lo sa fare) dalle nostre finestre "Bella Ciao", magari esponendo il tricolore a rammentare che esso rappresenta la Repubblica nata dalla Resistenza.

Sì, perché, accanto al quadro generale così ben esposto da Macaluso, c'è da aggiungere che in questi anni si è provveduto, non soltanto da parte dei fascisti, a far circolare una idea per la quale la Resistenza e la lotta partigiana siano stati soltanto una dura contrapposizione tra comunisti e fascisti, e che i primi siano stati e abbiano voluto continuare ad essere egemoni nella rappresentanza dell'antifascismo. È vero esattamente il contrario. La lotta di liberazione vide compartecipi comunisti, socialisti, azionisti, repubblicani, liberali e persino monarchici che dopo la liberazione si ritrovarono anche all'assemblea costituente. Quanto ai comunisti essi furono quelli che più di altri (talvolta anche strumentalmente) cercarono di tenere il più unito possibile il fronte ciellenista. Anche quando furono mandati all'opposizione. Vale la pena ricordare che proprio Togliatti, subito dopo la svolta di Salerno, in un importante discorso a Torino, collocò anche in nome dell'antifascismo la storia del PCI nel solco della tradizione risorgimentale, superando le rigidità di una storiografia, che fino ad allora aveva parlato di "proletari senza rivoluzione".Avatar ANPI 75esimo 1052

Ecco, io penso che il maggior alleato dell'antifascismo e del suo decisivo apporto alla tenuta unitaria della Italia sia proprio la storia, la buona storia: da Spriano a Valiani ad Arfè, a Gabriele De Rosa a Galasso. Ed è un fatto importante che in questi giorni siano usciti importanti libri di storia dedicati alla Resistenza, a cominciare da "Noi partigiani" di Lerner Gnocchi, alla "Storia della resistenza" di Flores Franzinelli. Ma vorrei citare anche il lavoro di una giovane storica, Rossella Pace, che ha in questi giorni pubblicato per Rubbettino "Partigiane liberali", nel quale ricorda alcune protagoniste della Resistenza che si trovarano  a combattere nella organizzazione Franchi come il comandante Antonio, al secolo Maria Giulia Cardini, e Nina Ruffini. Quest'ultima la ritroveremo qualche anno più tardi, nella striminzita redazione de "Il Mondo" di Mario Pannunzio assieme al caporedattore Ennio Flaiano, Bice Munafò e ad Alfredo Mezio (due donne su quattro, e non si era ancora negli anni 50).

Dunque la storia come antidoto al ricorrente riaffacciarsi di rigurgiti fascisti. Ma aggiungerei anche la letteratura italiana della Resistenza: Bassani, Cassola, Tobino, Pratolini, Pavese e tanti altri di diversa fede politica, ma di eguali tensioni e passioni antifasciste. Insomma: è la storia della cultura politica italiana a rendere quanto mai attuale la funzione nell'Anpi nel tenere sempre la guardia alta in difesa della bella storia che hanno avuto, anche in questi giorni di pandemia, tutti gli italiani. Altro che la sciocca affermazione secondo la quale l'Anpi non servirebbe perché i partigiani sono quasi tutti morti. Essi sono vissuti e continueranno a vivere per raccontare la storia d'Italia.

Naturalmente a tutela della nostra storia antifascista non ci sono solo i libri. Ci sono le leggi è anche qui vale la pena di citare Macaluso, il quale concludeva la sua nota sul 25 aprile osservando: "In questi anni c'è stata molta tolleranza nei riguardi del neofascismo non applicando la legge Scelba. E soprattutto non manifestando, in modi diversi anche istituzionali, contro atti di minaccia fascista come quello che oggi prende di mira Verdelli".

Ha ragione. E aggiungerei: non è mai troppo tardi.

a cura di Guido Compagna


Guido CompagnaGuido Compagna

Giornalista. Iscritto da sempre alla nostra sezione ANPI Esquilino Monti Celio.
Ha raccontato e commentato per oltre trent'anni le vicende politiche e sindacali sul Sole 24 Ore.
È di fresca uscita il suo libro "Quando eravamo liberali e socialisti. Cronache familiari di una bella politica".


Venerdì, 24 Aprile 2020

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