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L'alto valore del primo maggio nella Repubblica fragile

Primo Maggio 2020 SaMMai come questa volta la festa del primo maggio, la festa del lavoro, assume importanza e significato e può e deve offrire alla nostra fragile Repubblica un robusto punto da cui partire per il rilancio democratico del Paese. È una festa vecchia che si afferma in Europa e in Italia tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento. E passa per grandi uomini e donne del pensiero e dell'azione della politica: Andrea Costa Filippo Turati, Anna Kuliscioff, solo per fare qualche nome …

È una data importante proprio perché la nostra Repubblica, mai come oggi, mostra segni di fragilità.

Per la pandemia, ma non soltanto per la pandemia. La fragilità della impalcatura repubblicana, nasce proprio da una sorta di eclissi della politica e l'affievolirsi di quelli che fino a poco tempo fa erano solidi punti di riferimento: i partiti che non sono più partiti, i sindacati che sono stati messi sempre più nell'angolo, talvolta anche per loro errori e insufficienze. E in questo modo anche le istituzioni sono state messe in discussione e così hanno pian piano rischiato di perdere solidità, mentre apprendisti stregoni, che sbraitando di voler cambiare tutto, finivano per ottenere l'effetto contrario: indebolendo tutto (partiti, parlamento, sindacati) senza cambiare nulla.

Ora per una felice coincidenza di date, con l'arrivo della primavera, arrivano tre grandi feste dell'Italia civile: il 25 aprile con la festa della liberazione che ribadisce le nostre profonde radici antifasciste; il primo maggio che celebra le grandi lotte del lavoro e il grande contributo democratico di lavoratori e sindacati alla tenuta democratica del Paese (senza lavoratori e senza sindacati il terrorismo brigatista non sarebbe stato battuto) e infine la festa della repubblica del 2 giugno che celebra la nostra solidità istituzionale, dopo i grandi e drammatici errori della monarchia sabauda.

Ecco: per andare avanti bisogna avere radici solide e forti, e bisogna conoscerle e valorizzarle sempre. Con la storia. Magari partendo proprio da quella del mondo del lavoro, del movimento operaio.
A coltivare quella storia ha molto contribuito la cultura italiana del novecento. Penso ai libri di Pratolini: in particolare a Metello, una grande storia operaia, al film "I compagni" di Monicelli con quello straordinario professore agitatore sindacale, interpretato da un grandissimo Mastroianni. E penso alla rappresentazione di quel mondo che hanno saputo dare i giornali del tempo. Giornali di partito, come L'Avanti e poi dopo la scissione di Livorno anche l' "Unità". Giornali che oggi non ci sono più o restano in forme ridottissime e che hanno aperto un grande vuoto culturale oltre che politico. 

Ed è però proprio da quel mondo, da quel modo di intendere e descrivere la politica che si dovrebbe ripartire. In tema di primo maggio mi permetto di fare una citazione, entrambi di Edmondo De Amicis, l'autore del libro Cuore che un tempo si leggeva nelle scuole. De Amicis, che nel giorno della festa dei lavoratori scriveva il fondo dell'''Avanti", in un suo romanzo di fine ottocento, intitolato proprio "Primo maggio" racconta di Alberto, un insegnante torinese che per aver aderito al socialismo viene emarginato dalla sua famiglia benestante. Questi si rivolge al figlio adolescente per spiegare la sua scelta e scrive: "Vedi quante diseguaglianze ingiuste, quante ire, quanti odi. Ora c'è modo di far sì che questa miseria sparisca tutta o in gran parte, che il lavoro non manchi a nessuno e diventi più umano per tutti. che tutti i ragazzi siano istruiti ed educati, che le diseguaglianze ingiuste scompaiono, che gli odi cessino, che la società diventi quasi un'immensa famiglia, in cui ciascuno, per interesse proprio, desideri il bene di tutti gli altri"

Retorica? Anche. Come si conviene ad un padre, forte dei suoi ideali, che scrive ad un figlio appena adolescente. Ma parole ancora attuali e quanto in un mondo del lavoro nel quale aumenta e continuerà ad aumentare, anche dopo la pandemia, la disoccupazione e per i più giovani le possibilità di lavoro sono sempre più nel campo della logistica nel quale si vede soprattutto precariato malpagato e sfruttato. E tutto questo, io credo, dovrebbe dare sempre più peso e occasioni di impegno proprio a quel mondo sindacale, che frettolosi osservatori, anche da sinistra avevano indicato come superato e inutile come del resto la "concertazione". Della quale io credo ci sarà sempre più bisogno. Anche per provare a uscire dai danni della pandemia.

Viva il primo maggio!

a cura di Guido Compagna

 


Guido CompagnaGuido Compagna

Giornalista. Iscritto da sempre alla nostra sezione ANPI Esquilino Monti Celio.
Ha raccontato e commentato per oltre trent'anni le vicende politiche e sindacali sul Sole 24 Ore.
È di fresca uscita il suo libro "Quando eravamo liberali e socialisti. Cronache familiari di una bella politica".


Giovedì, 30 Aprile 2020

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