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Viva il 2 giugno!

 E nessuno strumentalizzi questa festa dell'Italia democratica e antifascista.
 
repubblicaHa scritto in un bell'articolo sul Corriere della sera di oggi la presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia: "Nel testo della Costituzione, la parola Repubblica, costituisce l'alfa e l'omega, è contenuta nella prima e nell'ultima frase della Carta fondamentale, disegnando un arco ideale che abbraccia e unifica l'intera architettura costituzionale". Parole importanti e di grande rilevanza istituzionale che sono e vogliono essere punto di riferimento per la nostra storia democratica e repubblicana, messa alla prova, proprio in questi giorni, da pericolosi rigurgiti eversivi. Di chi, come i gilet arancioni del generale Pappalardo, in tempi di pandemia, chiamano la gente in piazza per contestare il fatto che esista un virus che la moneta debba essere l'euro e reclamando quindi che il ritorno a stampare una sorta di moneta nazionale). 
Fin qui più folclore che sostanza. Più preoccupante invece il tentativo di tre partiti del centrodestra di sovrapporsi al ruolo del presidente della Repubblica nelle celebrazioni per la festa del 2 giugno. Un "supplemento patriottico", hanno cercato di spiegare gli organizzatori. Un "abuso" come ha osservato in un bell'articolo su "Il fatto quotidiano" Furio Colombo, respingendo quello che ha definito "furto della memoria, furto delle feste nazionali della Liberazione e della repubblica". Il tutto mentre fonti del governo parlavano a proposito di questa iniziativa "di grave sgrammaticatura istituzionale".
 
E prepariamoci allora, pur in tempi difficili, non soltanto per il virus, a festeggiare secondo la legge e secondo la nostra storia questa Festa della Repubblica. Prima di tutto nei nostri cuori e secondo le nostre tradizioni. Ribadendo l'alto valore democratico di questa festa collegata idealmente a quella del 25 aprile a segnare la nascita di una Repubblica che è figlia della Resistenza.
 
Quel 2 giugno del 1946 ha tre punti fondamentali da rammentare. In occasione del referendum istituzionale per la prima volta il suffragio universale fu davvero universale perchè per la prima volta votarono le donne; in secondo luogo si elesse l'Assemblea costituente che avrebbe scritto la Costituzione del 1948; in terzo tutto avvenne regolarmente e la vittoria della Repubblica fu netta e senza credibili ricorsi. Non mancarono contestazioni di piazza anche caratterizzate da episodi di violenza. Soprattutto a Napoli, in via Medina. E negli scontri tra monarchici e polizia ci furono anche alcune vittime. Il governo di allora comunque riuscì a gestire al meglio il passaggio dalla forma repubblicana (il presidente del Consiglio De Gasperi divenne capo provvisorio dello Stato) e il giorno dopo il re di maggio prese dignitosamente l'aereo verso l'esilio di Cascais. La battaglia referendaria era stata vinta. Naturalmente c'erano state divisioni anche tra e nei partiti antifascisti. C'era chi temeva, soprattutto in campo liberale (Benedetto Croce, ma anche giovani intellettuali come Mario Pannunzio ed Eugenio Scalfari, avevano optato, temendo uno strappo troppo traumatico, per il voto monarchico). Ma fu vincente lo slogan di Pietro Nenni: "La Repubblica o il caos". E, come abbiamo visto, non fu caos. 
 
Per quanto mi riguarda la festa del 2 giugno è quella che ho sempre sentito più di altre fin da bambino. Forse perchè sono nato e per un certo periodo di tempo vissuto in una città che negli anni '50 eleggeva con la maggioranza assoluta un sindaco monarchico. E nella quale i sostenitori di Lauro esibivano e chiedevano di esibire la bandiera con lo scudo sabaudo. Fatto che mi portò richiedere a i miei genitori l'acquisto (al negozio dell'Unione militare) di una bandiera tricolore e repubblicana, che avrei più volte mostrato dal balcone in occasione delle feste nazionali. 
 

a cura di Guido Compagna


Guido CompagnaGuido Compagna

Giornalista. Iscritto alla nostra sezione ANPI Esquilino Monti Celio.
Ha raccontato e commentato per oltre trent'anni le vicende politiche e sindacali sul Sole 24 Ore.
È di fresca uscita il suo libro "Quando eravamo liberali e socialisti. Cronache familiari di una bella politica".


Lunedì, 1 Giugno 2020

 

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