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Piccola mappa della resistenza romana all'Esquilino

25 aprile: piccola, incompleta mappa dei luoghi che ricordano la resistenza romana all’Esquilino

perché anche nei nostri andirivieni quotidiani affiori il ricordo di fatti e nomi che non dovremmo mai dimenticare

LUI 665L’8 settembre del 1943, per voce del generale Badoglio, viene annunciata alla radio la resa dell’Italia. Roma, abbandonata a sè stessa senza indicazioni chiare sul che fare,  è il punto di passaggio delle truppe tedesche dalla Toscana (tramite l’Aurelia e la Cassia) e il Nord (tramite la Flaminia) verso il Sud. Escluso il passaggio del Tevere attraverso i ponti di città, rimane il ponte della Magliana. Formazioni isolate dell’esercito sostenute da cittadini tentano, per due disperate giornate, di impedirlo, ma sono respinte alla Montagnola, sulla via del Mare  e ricacciate sulla via Ostiense, fino a Porta San Paolo e fino a Porta Maggiore. All’Esquilino ci furono scontri a San Giovanni e a Santa Croce in Gerusalemme. L’ultimo scontro  avvenne la sera del 10 settembre alla stazione Termini, al binario 3, dove un treno militare fu difeso da pochi soldati rimasti di guardia e da molti ferrovieri e civili che si erano uniti a loro. Alle 21 era tutto finito: sul binario rimasero allineati i corpi di 47 tra soldati e civili.

La sera del 10 settembre i nazisti sono padroni della città mentre il re, diretto a sud, per la Tiburtina-Valeria verso Pescara, usciva dalla città e dalla storia.

Per nove lunghi mesi, fino all’arrivo delle forze alleate anglo-americane, il 4 giugno del 1944, l’intero territorio urbano è sistematicamente esposto ad arresti, esecuzioni sommarie, rappresaglie, rastrellamenti e deportazioni verso la Germania. 271 giorni durissimi, segnati dalla fame, dalla paura, dai bombardamenti, dallo sterminio dei cittadini ebrei del ghetto, dall’eccidio delle Fosse Ardeatine. Ma segnati soprattutto dalla determinazione di donne e uomini, organizzati nella Resistenza partigiana, a rendere con tutte le risorse disponibili la vita difficile agli occupanti e a predisporre il terreno per la liberazione, costruendo una fitta rete di opposizione clandestina tacitamente sostenuta dalla popolazione stremata.

L’Esquilino è tra le zone dove più si fa sentire la violenza dell’occupazione tedesca:

  • In via Tasso, al numero 155, si insedia il comando delle SS e della Gestapo, la famigerata polizia politica nazista. I locali di quello che era l’Istituto Culturale Tedesco si trasformano in celle di detenzione e tortura per gli arrestati: partigiani organizzati nei GAP (Gruppi di Azione Patriottica), membri  del Comitato di Liberazione Nazionale (il CLN clandestino) o singoli cittadini che in qualche modo proteggevano o sostenevano la resistenza attiva.

  • In via Principe Amedeo, al numero 2, la Pensione Oltremare diventa sede del corpo speciale di polizia guidato dall’italiano Pietro Kock, responsabile, con la sua banda, della morte e delle atroci sofferenze inflitte durante gli interrogatori alle vittime delle retate. Tra questi il professore di filosofia Pilo Albertelli, poi trucidato insieme ad altre 334 vittime alle Fosse Ardeatine. Albertelli insegnava al liceo Umberto I, che oggi ha preso il suo nome per celebrarne la memoria e che si trova in via Manin a due passi dalla basilica di Santa Maria Maggiore. Anche gli edifici adiacenti alla basilica, dichiarati inviolabili dal Vaticano, dove sono segretamente ospitati cittadini ebrei e antifascisti, vengono assaltati nottetempo dalla banda Kock 21 gli arrestati, poi consegnati al comando nazista.

  • Villa Wolkonsky, in via Ludovico di Savoia era divenuta la sede dell’ambasciata tedesca. Qui è approntato il primo luogo di prigionia con esecuzioni sommarie, scavate nel parco della villa.

  • In piazza Santa Croce in Gerusalemme, nel museo dei Granatieri, un cippo ricorda il sacrificio di tanti giovani soldati nella difesa di Roma nei giorni 9 e 10 settembre.

  • Al numero 2 di via Urbana, dentro il convento del Bambin Gesù, il cappellano Don Pietro Pappagallo accoglie e nasconde partigiani, ebrei, militari italiani e alleati fuggiti dai campi di concentramento. Arrestato dai nazisti e portato in via Tasso, viene ucciso alle Fosse Ardeatine. Il suo coraggio ha ispirato la figura del sacerdote nel film “Roma città aperta”, interpretato da Aldo Fabrizi.

  • In via Manin 72 c’è il Liceo Ginnasio Pilo Albertelli. All’interno un busto e un’epigrafe ricordano Pilo Albertelli. Fra i fondatori del Partito d’Azione, professore di filosofia presso il Liceo Umberto I (come si chiamava all’epoca il Liceo) fino al 44, fu a capo della formazione Giustizia e Libertà di Roma, cui si dedicò completamente dal settembre 1943 fino al suo arresto, avvenuto per una spiata. Torturato alla Pensione Oltremare, fu ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.
  • Sul lato opposto del rione, nel complesso di San Giovanni in Laterano trovano rifugio i capi del Movimento di Liberazione. Vi transitano i personaggi di spicco della politica antifascista (De Gasperi, Nenni, Calamandrei, Bonomi, Saragat, Bruno Buozzi, il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, comandante del Fronte Militare Clandestino, il colonnello Roberto Bencivenga, rappresentante militare dell’Italia Libera, ecc.) che da lì coordinano la lotta partigiana  e che diventeranno i protagonisti della nuova Italia Repubblicana.

  • I giardini della piazza Vittorio Emanuele diventano il luogo degli incontri clandestini dei giovani militanti nei Gap, tra cui Carla Capponi (Medaglia d’oro al valor militare), Rosario Bentivegna e Carlo Salinari (Medaglie d’argento al valor militare). Lì fu organizzato l’attentato di via Rasella.

  • A piazza Vittorio al n.138, accanto a MAS, una piccola targa in marmo, ricorda Alberto Pennacchi, tipografo, socialista organizzatore di molte azioni partigiane all’Esquilino. Arrestato il 7 aprile 1944 e rinchiuso a via Tasso, è tra i prigionieri portati via dalle SS la mattina  del 4 giugno, mentre entravano gli americani da Porta Maggiore. Venne fucilato insieme ad altri 14 compagni, tra i quali Bruno Buozzi, a La Storta, appena fuori di Roma, sulla via Cassia.

  • In via Santa Croce in Gerusalemme, al numero 28, si trovava la falegnameria di Antonio Gallarello, che oltre a nascondere armi ed esplosivi, organizzava riunioni con esponenti del Partito d’Azione. Nel febbraio del ’44 viene arrestato dalla banda Koch insieme a Bruno Annarumi, idraulico. Portati prima in via Tasso poi a Regina Coeli, sono entrambi trucidati alle Fosse Ardeatine.

  • LIBERAZIONE 613d5785546e342c1753d5d557be06d4Al numero 24 di via Foscolo una lapide ricorda il comandante di Bandiera Rossa del Movimento dei comunisti d’Italia dell’Esquilino, Eusebio Troiani. In particolare aveva organizzato il sabotaggio delle linee telefoniche usate dai nazisti. Arrestato il 21 marzo del 1944, e torturato alla Pensione Oltremare, fu trucidato due giorni dopo alle Fosse Ardeatine.

  • In via Carlo Alberto si trovava l’officina del fabro Di Niegro. Nello scantinato c’era il quartier generale delle formazioni partigiane di Bandiera Rossa. Qui furono pianificate le azioni e furono organizzate le formazioni dei postelegrafonici, dei telefonici, dei sanitari, degli statistici dei vigili del fuoco che operarono in tutta la città salvando molti cittadini intercettando lettere anonime di denuncia e sabotando linee telefoniche.

  • In via G. Sommelier n. 12 una piccola lapide ricorda la casa dove visse con i genitori e la sorella Silvio Barbieri, architetto, impiegato alle Manifatture Tabacchi, comunista e aderente alla Brigata Garibaldi. Prelevato dalla sua abitazione il 6 febbraio del ’44 venne fucilato alle Fosse Ardeatine.

  • In via Principe Eugenio 108 abitava Giorgio Giorni, anche lui fucilato alla Fosse Ardeatine. Militante del Partito d’Azione aveva 23 anni quando fu tradito da una spia.

  • All’Istituto tecnico Galilei, in via Conte Verde, un’epigrafe e un busto ricordano Franco Bruni, studente diciottenne dell’istituto, partigiano della formazione Garibaldi ”Stalin-Ercole” e residente a Torpignattaria, caduto combattente contro i tedeschi il 7 aprile, insieme al fratello Bruno di 20 anni, sulla Cima Arcucciola del Monte Trancia presso Poggio Mirteto.

Il 4 giugno del ’44, sul far dell’alba, le prime avanguardie dell’esercito americano attraversano Porta Maggiore. La città è finalmente libera, ma i tedeschi in fuga prelevano in gran fretta 14 reclusi da via Tasso per poi fucilarli alla Storta, sulla via Cassia. L’estrema macabra umiliazione inferta alla città.

 

A tutti costoro e alle decine di combattenti o anonimi cittadini che hanno rischiato o perduto la vita per una cocciuta difesa dei valori di libertà e democrazia in cui hanno continuato a credere anche nei momenti più difficili, va il nostro doveroso e affettuoso ricordo.

a cura di Carlo Di Carlo


 Giovedì, 21 Maggio 2020

 

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